Giovedì, 01 Ott 20

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I defunti: ieri, oggi e domani

Il Puc deve tener conto della situazione in cui versa il cimitero cittadino

Non è un bene dover ripetere cose già dette nel passato: vuol dire che i motivi che hanno spinto a esporsi e ad auspicare un dibattito sussistono ancora; tuttavia in questa circostanza lo farò, perché ritengo necessario che nella ricorrenza della Commemorazione dei defunti ci si fermi a riflettere nuovamente sulla storia recente del nostro cimitero.

Alla metà degli anni ’80 mi soffermai sulle conseguenze che si erano determinate nel cimitero a seguito dei guasti causati dal terremoto. Allora non vi era più un angolo di terra dove seppellire i nostri morti, le cappelle delle congregazioni religiose erano inagibili, i loculi costruiti dalle associazioni cittadine erano detenuti interamente da chi aveva avuto la possibilità di comperarne un numero anche superiore alle proprie esigenze familiari. Tale situazione generò un vero e proprio mercato della sepoltura, che toccò quotazioni esorbitanti. Tanto drammatica era la situazione che i familiari di un defunto, trovando preparata una fossa il cui centro era attraversato da un tubo, e non sapendo come superare l’ostacolo, d’imperio localizzarono l’unico spazio libero, rimasto tale per la presenza della radice di un grosso rinsecchito cipresso, e provvidero a estirpare la radice e scavare con le proprie mani una nuova fossa. È un episodio che ricordo molto bene. Come ricordo bene il manifesto che la locale sezione del P.C.I., partito d’opposizione, affisse sulle cantonate: “Figli di un Dio minore”, che era il titolo di un’opera teatrale poi trasformata in un film da Oscar.

La seconda volta che ho scritto del cimitero è stata nel 2010. La situazione non era la stessa degli anni ’80, perché enormemente migliorata sotto l’aspetto della ricettività, ma gravata da una grossa incognita: il futuro. Il nostro cimitero, come ben si vede, è collocato all’interno del perimetro urbano, una situazione anomala nel panorama provinciale, e si trova su un’area che è compressa lateralmente da fabbricati civili e posteriormente dalla fermamente vincolata area archeologica. Non ha più possibilità d’espansione, neppure in altezza.

Sono passati due anni da quando invitavo gli esponenti politici di maggioranza e di opposizione a prendere in considerazione l’ipotesi dell’individuazione, all’interno del redigendo P.U.C., di una nuova area cimiteriale. Sapevo bene che l’appello sarebbe caduto nel vuoto, la proposta dopotutto non era originale, era già caduta nel vuoto quella redatta dall’Arch. Prof. Loreto Colombo, progettista del primo Piano regolatore nel lontano 1978. Prima che le residue possibilità di uno spazio idoneo si esauriscano, bisogna intervenire. Come? La redazione dello strumento urbanistico deve tener conto della situazione. Lo dobbiamo a noi stessi e dobbiamo risparmiare ai nostri figli, cui lasceremmo un’eredità pesante, i problemi che nel passato abbiamo patito e a cui ho fatto cenno.

Io ripeto quell’appello. È la mia personale Commemorazione dei nostri defunti: non solo quelli di ieri, ma anche quelli di domani.

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