La spaccatura nel Partito democratico delinea lo scenario elettorale: Laurenzano punta al secondo mandato rimettendo insieme pezzi del centrosinistra; il PD cerca un accordo con l’UDC che domenica mattina celebra il congresso cittadino. Intanto, i consiglieri dimissionari salgono a quindici. E non è finita…
Probabilmente saranno necessarie almeno altre tre sedute di Consiglio comunale per conoscere la composizione definitiva del Consiglio comunale dopo l’imprevedibile epilogo della crisi politico-amministrativa che ha stravolto e sconvolto l’assetto politico-istituzionale cittadino con le dimissioni a catena di quindici consiglieri comunali a cui si aggiungeranno quelle di altri sei entro il prossimo mese.
Mercoledì scorso, infatti, è stato necessario tornare in Aula per procedere alla surroga di Mimmo Landi, Lello Barbarisi, Sabino Nazzaro per l’opposizione e Giovanni Galasso nella maggioranza, dimessisi dalla carica durante le festività natalizie per prendere, sostanzialmente, le distanze da una situazione che definire surreale e imbarazzante è davvero poco. A sostituire gli ultimi consiglieri dimissionari, scorrendo la lista dei non eletti del 2007, sono stati chiamati Nino De Vinco, Fabiola Scioscia ed Emilia Coppola fra i banchi dell’opposizione mentre nella maggioranza non è stato possibile surrogare Giovanni Galasso perché la lista si è già esaurita. Dei tre, però, solo Scioscia ha accettato di entrare in Consiglio comunale, mentre De Vinco e Coppola, nei prossimi giorni, lasceranno spazio a Carlo Spina ed Ermelindo Romano per arrivare, via via, a Errico Venezia, Giuseppe Ricciardelli, Lia Picariello e, infine, Luca Concas.
Le elezioni comunali si svolgeranno, presumibilmente, fra aprile e maggio, ovvero fra circa quattro mesi, ragion per cui appare chiaro che l’Amministrazione comunale, di fatto, è arrivata al capolinea e che sono cominciate prepotentemente le manovre di tipo politico-elettoralistico che, al pari delle tensioni che hanno caratterizzato la lunga fase della crisi politico-amministrativa, stanno accompagnando il comportamento sia di chi è ancora rimasto dentro e sia di chi ha deciso di restare fuori da un Consiglio comunale “virtuale”, utile soltanto a legittimare il sindaco Laurenzano intenzionato a riproporsi per il secondo mandato e ad ipotecare un posto al sole nella prossima competizione. Nel frattempo, il primo cittadino, nel prendere atto delle dimissioni degli assessori Aquino e Tuccia del PD, ha confermato in giunta gli assessori “superstiti” conferendo la carica di vicesindaco a Maurizio De Vinco, entrato, a sua volta, a far parte del gruppo consiliare del PD costituito dai “dissidenti” Palladino (capogruppo) e Montuori caratterizzando l’esecutivo come un monocolore del Partito democratico. Tuttavia, paradossalmente, il PD si è messo ufficialmente fuori dal Consiglio comunale dopo le dimissioni di Tomasetti, Tuccia, Landi e Aquino, ragion per cui oggi ci troviamo di fronte ad una situazione quantomeno ambigua e imbarazzante, e che nessuno ancora si è fatto carico di spiegare, che vede da un lato il gruppo consiliare del PD presente in Consiglio comunale e in giunta e dall’altro il partito cittadino che, invece, si è staccato dall’Amministrazione comunale.
Il PD di Atripalda, infatti, ancora non ha preso ufficialmente posizione su quanto accaduto dal giorno delle dimissioni in poi, prima aspettando un “chiarimento” con i vertici provinciali che non ha prodotto alcun risultato e poi rinviando ogni considerazione ad una assemblea pubblica che dovrebbe svolgersi domenica prossima, durante la quale dovrebbe essere diffuso il documento contenente le dimissioni firmate da tutti i consiglieri comunali e poi rinnegato da Palladino e Montuori, rimasti al fianco del sindaco su suggerimento dell’on. De Simone, intenzionata a riprendersi la scena politica cittadina e forse anche la candidatura a sindaco dopo un lungo periodo di esilio. Naturalmente, anche in questo caso a dettare tempi e mosse sono le strategie elettorali che, per stare al PD, atteso che la posizione di chi è rimasto in Consiglio appare non più conciliabile con quella di chi ha deciso di uscirne, passano necessariamente attraverso l’utilizzo del simbolo nella prossima competizione elettorale. Tutto questo mentre sia Laurenzano che Tomasetti hanno già fatto sapere che, per ragioni diametralmente opposte, difficilmente resteranno nel Partito democratico se non avranno avuto soddisfazione. Ma, dal momento che i vertici provinciali se ne sono pilatescamente lavati le mani, non accogliendo né la richiesta del partito di condannare la conservazione della denominazione PD da parte di chi è rimasto in Consiglio, né quella del sindaco Laurenzano di commissariale la sezione cittadina ritenuta responsabile di aver brigato per mandarlo a casa, la battaglia si sta consumando in questi giorni a colpi di tessere nel tentativo di conquistare l’egemonia nel partito e per mettere in campo strategie elettorali che appaiono già abbastanza disegnate.
Il segretario cittadino del PD, Alvino, ha già fatto chiaramente capire che l’orizzonte è rappresentato dall’alleanza con l’UDC (a cui guarda anche il PSI-PSDI); Laurenzano (che, nel frattempo, ha tentato, senza successo, di far entrare in giunta l’arch. Gianni Iannaccone, priore della confraternita di Santa Monica) e la De Simone puntano, invece, a ricomporre il centrosinistra con i fuoriusciti dal PD rimasti nell’originario gruppo consiliare “Centrosinistra per Atripalda” e con Sinistra, Ecologia e Libertà. Qualcosa in più verrà detto, forse, domenica mattina, a partire dalle ore 9:00, nella Biblioteca comunale dove è in programma il congresso cittadino dell’UDC che legittimerà ufficialmente la nomina di Michele Mastroberardino a segretario cittadino. L’appuntamento, a cui sono stati invitati tutti i partiti cittadini (PD, SEL, FLI, PDL e PSI-PSDI) e che vedrà la presenza di Ciriaco De Mita (europarlamentare e commissario regionale dell’UDC), Giuseppe Gargani (europarlamentare), Pietro Foglia (consigliere regionale) Giuseppe De Mita (vicepresidente della giunta regionale) e Maurizio Petracca (segretario provinciale), darà la possibilità agli esponenti del PD di uscire un po’ di più allo scoperto, ma, soprattutto, capire qualcosa in più sulle reali intenzioni dell’UDC, proiettato, a quanto pare, a tenere in vita ogni opzione, senza sbilanciarsi né a sinistra, né a destra, dopo che le prime timide aperture (in particolare verso il PD) stavano già provocando una lacerazione interna.




















































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Commenti
C'è gente valida e non viene presa in considerazione. A voi la valutazione della mia proposta.
Grazie
Giacomo Alè Alè.
Gente che si dimette e poi compare, gente che non sà neanche cosa significa "Politica".
Allora un pò di coscienza, DIMETTETEVI, sicuramente non si andrà peggio di così.
VERGOGNA......
Un cittadina come Atripalda che era invidiata da tutta la provincia ora si trova nella immondizia assoluta.