Il leader dell’UDC ha invitato l’ex sindaco a scendere di nuovo in campo, ma l’imprenditore non si è lasciato convincere. Avanza l’ipotesi della lista autonoma, ma il nome del candidato alla carica di sindaco resta ancora un mistero
Il congresso cittadino dell’UDC di domenica scorsa ha, di fatto, aperto le danze elettorali ed ha riconfermato la sensazione che la strategia del partito dello scudo crociato, seppure non ancora svelata ufficialmente, avrà un ruolo decisivo nella composizione della griglia di partenza. L’investitura ufficiale del neosegretario cittadino Michele Mastroberardino, che restituisce al partito serenità e unità dopo una lunga e travagliata gestazione e al quale spetterà d’ora in poi il non facile compito di interpretare la rotta senza ammutinamenti o, peggio ancora, senza naufragare, ha rappresentato, in buona sostanza, l’occasione per mettere in vetrina il portentoso arsenale politico, provinciale, regionale ed europeo, di cui l’UDC può vantarsi e gettare lo sguardo alle prossime elezioni comunali.
Il protagonista, silente, che addirittura si dava per assente alla vigilia come se già sapesse di essere tirato per la giacca, è stato Gerardo Capaldo. L’ex sindaco, che finora ha seguito dalle retrovie il percorso dell’UDC, è stato invitato dal presidente De Mita, che lo considera «Il miglior sindaco nella storia della provincia», a «Tornare ad essere il riferimento che è sempre stato». Se il leader di Nusco auspicasse una ricandidatura di Capaldo a sindaco oppure volesse riconoscersi “solo” la responsabilità di doverlo indicare, dal discorso di De Mita i più non lo hanno ben compreso, ma in molti hanno ragionato intorno alla prima ipotesi dando per scontato che la seconda è, in ogni caso, già nei fatti. Tuttavia, l’ex sindaco, nonostante l’autorevole sollecitazione, ha confermato l’impressione di aver appeso ormai le scarpette al chiodo e, come cinque anni fa, di voler continuare a giocare dalla panchina le sue partite. E, dunque, su questo versante non sembra essere emersa alcuna novità sostanziale, ma molto ha fatto discutere il passaggio del presidente De Mita su Paolo Spagnuolo, il più esposto finora fra i possibili candidati a sindaco dell’UDC: «Quando si è soli si ha l’illusione di poter vincere, ma da soli non si vince e non si fa politica». A molti è sembrato che con il “richiamo” a Spagnuolo da un lato e l’invito a Capaldo dall’altro, l’europarlamentare avesse voluto ristabilire un po’ i ruoli all’interno dell’UDC, confermando da un lato le voci di un possibile dissidio fra Capaldo e Spagnuolo sorto negli ultimi tempi e dall’altro che l’ex capogruppo consiliare dovrà convincersi a fare un passo indietro. Un’interpretazione che troverebbe conferma anche nella composizione del direttivo cittadino nominato dal neosegretario Mastroberardino dove i più convinti sostenitori di Spagnuolo si sono ritrovati in minoranza e dove a uno di questi, Flavio Pascarosa (deluso e assente al congresso), è stato preferito Lello Barbarisi (capaldiano doc) per il ruolo di vice. Tuttavia, al momento, se si dà per scontato che Gerardo Capaldo non è disponibile, che Michele Mastroberardino è diventato nel frattempo segretario e che Geppino Spagnuolo e Gianni Solimene (presenti in sala domenica scorsa) non si sono mai mostrati troppo interessati (anche se pare che stiano cambiando idea), oltre a Paolo Spagnuolo non s’intravedono altri potenziali candidati alla carica di sindaco anche se, a osservare bene, la figura che negli ultimi mesi ha guadagnato posizioni e visibilità è quella di Carmine Capozzi, dirigente provinciale, dirigente cittadino (di diritto) e presidente del congresso di domenica scorsa. A dir la verità, però, neanche Capozzi pare sia interessato a scendere in campo direttamente, avendo già fatto sapere di non aver alcuna intenzione di candidarsi. Ma in politica mai dire mai.
Al tirar delle somme, quindi, nonostante tutto e se le cose stanno come sembrano, la corsa alla candidatura vede ancora Paolo Spagnuolo in pole position. Tuttavia, la sensazione è che il nodo di scioglierà solo dopo… Pasqua perché non è un mistero che l’UDC, pur dichiarandosi pronto al dialogo con tutte le forze moderate e di caratterizzarsi per discontinuità e rinnovamento, considerate anche le diffidenze sia per il PD che per il PDL, coltivi in realtà il desiderio di presentarsi alle elezioni con una lista autonoma, aperta eventualmente a qualche esponente della società civile. Tuttavia, molto dipenderà da ciò che faranno Laurenzano e compagni e se il candidato alla carica di sindaco sarà il primo cittadino uscente, l’on. De Simone oppure, eventualmente, l’ex assessore Troisi, ammesso che resteranno uniti. In altre parole, l’UDC prenderà in seria considerazione l’ipotesi di una alleanza solo se avrà la sensazione che con una lista autonoma rischia di non vincere le elezioni. E dal momento che lo scenario sarà chiaro e definito, come sempre accade, solo negli ultimi giorni, appare scontato che fino a quel momento la situazione resterà molto fluida. Con buona pace del PD che immagina di organizzare le Primarie di coalizione, magari insieme all’UDC, entro il mese di marzo, eventualità che dalle parti dello scudo crociato scartano a priori, sia per le ragioni già citate, sia perché non hanno alcuna intenzione di rischiare di poter esprimere il candidato alla carica di sindaco.




















































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