Mercoledì, 21 agosto 19

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Chi ci protegge

A 50 anni dalle ultime alluvioni le condizioni sono migliorate?

Alluvione del 1961

Nello stendere questa nota ho volutamente scelto di non documentarmi in maniera particolare, in modo da potermi calare completamente nei panni del cittadino mediamente informato sulle questioni importanti che riguardano la comunità in cui vive. Credo infatti che gli interrogativi che mi pongo siano comuni alla maggioranza degli atripaldesi. Pertanto per eventuali imprecisioni, sempre possibili quando si ricorre alla sola memoria, invito chiunque si sentisse chiamato in causa a voler puntualizzare o precisare le proprie posizioni e conoscenze dei fatti, perché credo che l’argomento meriti la massima considerazione.

I drammatici avvenimenti che hanno interessato la Sardegna nel mese di novembre hanno generato in tutti grande impressione e con angoscia hanno fatto pensare che vi sono pericoli cui è difficile far fronte quando si manifestano. Molti hanno scritto, con ragione, che vi sono in questi fatti cause attribuibili a comportamenti sbagliati da parte dell’uomo, che tenta per i suoi interessi di modificare l’equilibrio ambientale, esponendosi così al rischio. Quindi ancora una volta il rimedio sarebbe quello della prevenzione e della predisposizione degli strumenti necessari a fronteggiare i danni che questi fenomeni generano. La nostra città, che – sostengo ancora una volta – trovandosi in un avvallamento attraversato da fiumi non ha una posizione geograficamente favorevole, ha vissuto nel suo passato, nemmeno tanto lontano, situazioni di serio pericolo. La generazione che è cresciuta nel dopoguerra fino agli anni ’60 ben ricorda le frequenti alluvioni causate dal Sabato, dal Salzola e dal Fenestrelle-Rigatore ogni qualvolta le condizioni atmosferiche deviavano dalla normalità. Per le alluvioni del 1951 e del 1961 in molti è ancora vivo il ricordo dello scampato pericolo. Quelle inondazioni hanno lasciato un segno indelebile sulla facciata posteriore della cortina di palazzi che si affacciano su p.zza Umberto I: guardando con attenzione si scorge infatti ancora il segno dell’altezza raggiunta dall’acqua in quelle occasioni. Sebbene in taluni casi (vico Caprari, p.zza Garibaldi, e i fossi di via Aversa, punti che allora si trovavano al di sotto del livello del fiume) ciò corrisponda quasi all’altezza dei primi piani fortunatamente non vi furono vittime. Nell’alluvione del 16 ottobre1961 il commercio atripaldese subì un gravissimo rovescio; la città, che era una sorta di magazzino generale per diverse decine di comuni, perse in un solo colpo tutte le sue scorte con un danno patrimoniale enorme che ha avuto ripercussioni negli anni. Tanto grande fu il danno che nella situazione generale, di cui rappresentava la massima espressione, Atripalda divenne oggetto di numerose interrogazioni parlamentari. Il P.C.I. di allora, come emerge dagli atti parlamentari, attraverso il futuro deputato Nicola Adamo riuscì a coinvolgere l’attuale Capo dello Stato, primo firmatario di un’interrogazione assieme a Gomez D’Ayala e altri. Per il P.S.I. intervenne Costantino Preziosi, per l’allora Partito Monarchico Popolare Olindo Preziosi, e Alfredo Covelli del Partito Nazionale Monarchico; stranamente nessuna interrogazione risulta da parte dei parlamentari della D.C.. L’impegno politico profuso, accanto a benefici fiscali di diverso tipo, portò al risultato di ottenere i fondi per una messa in sicurezza dell’alveo del Sabato, che a quel tempo aveva un’altezza che non superava i due metri. I lavori vennero affidati alla ditta Palma Costruzioni, che da allora si stabilì ad Atripalda. Nel giro di un paio d’anni il piano di scorrimento delle acque fu notevolmente abbassato e vennero sostituiti i due ponti che mal avrebbero sopportato il traffico veicolare che andava aumentando. Questo notevole intervento ha evitato finora nuove esondazioni, anche se lo scorso anno e ancora prima poco mancò che in via Gramsci all’altezza della rapida l’acqua, raggiungendo il livello stradale, facesse riaffacciare le paure del passato.

Ho volutamente ricordato episodi di oltre cinquant’anni fa per cercare un parallelo con la situazione attuale. Viene spontaneo chiedersi: oggi le condizioni nel complesso sono migliori o no? La risposta dal mio punto di vista è totalmente negativa. A fronte di un’espansione edilizia notevole in questo lungo periodo nulla è stato fatto per opere di prevenzione. Il dissesto idrogeologico è aumentato, un intero quartiere è stato costruito a ridosso di un’ansa del Sabato (Tiratore), sulle colline circostanti è stato consentito un aumento delle volumetrie preesistenti, strade franate e interrotte, il Fenestrelle-Rigatore all’altezza di via Filande è rimasto lo stesso. Come è stata affrontata la questione in tutti questi anni? La risposta è semplice: non vi è stato nessun intervento organico di messa in sicurezza. Nel 1999 fu redatto il primo P.E.C. (Piano Emergenza Comunale), ma tale piano, che pure è stato rivisto diverse volte, contiene delle perle su cui è meglio sorvolare. Ora la revisione del P.E.C., o meglio una sua nuova realizzazione, è affidata a una società d’ingegneria di Avellino. È passato tuttavia molto più di un anno e non risulta alcun contatto da parte di questa società con associazioni di volontariato presenti sul territorio, come ad esempio la Misericordia, in grado d’intervenire prontamente. Per questa considerazione vale la premessa iniziale: non vi è nessun intento polemico, ma soltanto la preoccupazione di quello che potrebbe accadere se la questione non diventa per l’Amministrazione comunale una priorità. Ritorneremo in un prossimo scritto sull’argomento per meglio precisare le varie situazioni. Attualmente per come stanno le cose l’unica protezione che possiamo aspettarci è quella dei nostri Santi Protettori.

Il primo ponte sul Sabato

Scorcio dal primo ponte sul Sabato

Abbascio e Portélle

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