Martedì, 19 Mar 19

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L’albero solitario

Un simbolo di tristezza su una piazza desolata e malinconica

Sia pace per le aurore che verranno…

Pablo Neruda

L’approssimarsi delle feste natalizie e della fine dell’anno favorisce non soltanto la redazione di bilanci e resoconti, ma anche l’occasione per riflessioni in retrospettiva e in prospettiva. Simbolo di tali riflessioni può essere il maestoso albero di natale luminoso che, dallo scorso otto dicembre, campeggia sulla piazza principale della nostra città e svetta con sussiego dall’alto dei circa 5000 euro, con annessi e connessi, che è costato. Nelle intenzioni di chi ha promosso l’iniziativa, esso doveva rappresentare un’attrazione di carattere provinciale, anche se poi sulla stampa è apparsa la notizia che proprio a Caposele ne è stato realizzato uno alto 33 metri. Comunque il problema non è questo: qualsiasi cosa si fosse fatta avrebbe generato delle insoddisfazioni.

Il problema vero è un altro: quell’albero solitario appare tremendamente triste su una piazza, complice anche il freddo pungente cui ci eravamo disabituati negli ultimi anni, che si presenta specialmente di sera malinconica e desolata. Molti si domanderanno se è colpa della crisi economica che ci accompagna da alcuni anni e la risposta non può che essere affermativa. Sarebbe tuttavia un errore fermarsi alla sola mancanza di soldi, di cui i tre quarti della popolazione sentono il peso: quella che stiamo affrontando non è soltanto una crisi materiale ma complessiva, che investe tutti gli ambiti e che un po’ alla volta ci sta cambiando nel profondo. Tanto che anche quando giungerà un’eventuale ripresa, al di la di rassicurazioni e di dichiarazioni ottimistiche, si dovrà constatare che molte abitudini e situazioni saranno cambiate per sempre e che le cose in generale non saranno più come prima. Non ritorneranno più i tempi dell’opulenza, di quando l’albero in piazza non sarebbe stato solitario, ma accompagnato da tante luminarie e tanti piccoli alberi, come avvenuto in anni passati con amministrazioni che potevano permettersi di spendere allegramente. Saremo costretti a fare i conti con noi stessi e scopriremo che è sempre più utile oltre che opportuno investire le poche disponibilità economiche in questioni sociali invece che alla ricerca di un evento spettacolare. Alcuni comuni anche nella nostra provincia hanno cominciato a farlo in occasione di questo Natale, proposte a basso costo ma ad alto coinvolgimento popolare. Personalmente a me sono piaciute quelle iniziative che anche attraverso modeste tombolate o semplici balli di gruppo hanno permesso, per esempio, di elargire qualche modesto contributo a manifestazioni come Telethon che supporta la ricerca sulle malattie genetiche. Magari si potrebbero sfruttare di più i belli e ampi spazi della nostra Dogana per favorire una maggiore socializzazione per grandi e piccoli. Il Natale è sempre stato la festa più attesa, quella più ricca di preparativi e di trasporto, anche se adesso si percepisce qualcosa di diverso, preoccupazione e disagio che sembrano non voler lasciare la maggioranza della popolazione neanche in queste settimane di avvento. In una città commerciale come la nostra quest’atmosfera dimessa si avverte maggiormente; basta guardare le vetrine dei negozi: forse è la prima volta che esse non vengano, nella maggioranza dei casi, approntate per l’occasione o che vengano addobbate in ritardo.

Ma oltre alle riflessioni le feste portano con sé, anche in un periodo di crisi come l’attuale, uno spontaneo carico di speranze. Si spera infatti che questa atmosfera sottotono possa trasformarsi nei prossimi giorni e che la città e con essa la piazza si rianimi, che i negozi si riempiano e si ritrovi quella voglia di stare insieme che ha sempre caratterizzato queste giornate che devono, nonostante tutto, rimanere speciali. È un augurio e una speranza per una città che si sta spegnendo. Sono partito dalle luci dell’albero in piazza e dalla sua solitudine. Davanti a questa immagine malinconica mi è venuta in soccorso, come è solita fare, la poesia, con le parole che accompagnano il titolo: Sia pace per le aurore che verranno… Il verso è il primo dell’Ode alla Pace di Pablo Neruda, una poesia che è l’augurio più bello, quello che il Natale porta con sé, e allo stesso tempo è un augurio a tutti e alla propria città e nel mio caso è un augurio particolare alla più piccola delle mie donne: la nipotina Aurora. Che come tutti i bambini incarna la gioia e l’entusiasmo per la cosa più semplice e più importante di tutte: la condivisione.

Buon Natale e Buone Feste.

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