Sabato, 25 Mag 19

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Se sei… di Atripalda

Il gruppo nato su Facebook può contribuire alla crescita di una coscienza collettiva

Se c’era bisogno di una conferma della potenza e della presenza del web nella società e nella vita di tutti i giorni, questa si è avuta con l’affermazione della pagina Facebook “Sei di Atripalda se…”. Un fenomeno, quello delle pagine “Sei di… se…”, che riguarda da diverso tempo tante comunità, anche della nostra provincia - quindi sono inutili le puerili attribuzioni di primogenitura -, ma che di sicuro nella nostra città è esploso in modo particolare coinvolgendo migliaia di persone. Per uno come me, che da molto tempo ha sentito, meglio dire toccato con mano, la necessità di contribuire a ricostruire una sorta di memoria collettiva attraverso fatti e episodi del passato, credendo nella rilevanza per la storia generale delle microstorie particolari, ha fatto estremamente piacere prenderne atto, anche se il fenomeno, come dicevo prima, si inserisce in un ambito più vasto che tocca ormai in meglio o in peggio tutte le comunità. È probabile che non rappresenterà qualcosa di duraturo, perché nel tempo attuale tutto è legato a un’estrema superficialità; poche sono le cose che resteranno, e tuttavia esse contribuiranno, fatta la tara di quello che è comune dappertutto, a costruire una parte d’identità che nel nostro caso rischia altrimenti di perdersi. Il rischio che si corre è quello che anche quest’iniziativa, come tutte le cose che danno una relativa notorietà, non corrisponda più allo spirito per cui si è affermata, ma diventi lo strumento di qualcuno alla ricerca di una personale notorietà oppure di pubblicità occulta.

Molto importante in questo sforzo identitario è la capacità di distinguere e unire memoria e presente: Atripalda com’era e come non è più da un lato, Atripalda come è realmente oggi dall’altro. Vi è la prospettiva irrinunciabile di chi non vive più la tangibilità quotidiana della nostra comunità, ovvero di chi è emigrato, per scelta o per necessità, e ormai radicato in un nuovo contesto sente il bisogno di proporsi, con profondo senso di nostalgia, come difensore di valori e cose che non trovano però più rispondenza nella realtà, rischiando di conseguenza un’idealizzazione. E allora quanti saranno quelli che ci racconteranno di come era Capo la Torre prima del terremoto, che ci racconteranno dei sui vicoli e delle sue viuzze, degli schiamazzi e del vociare di ragazzi e delle litigate tra vicini che caratterizzavano una forzata convivenza in spazi ristretti. Una città che non esiste più per colpa della furia selvaggia della natura e della superficialità di amministratori a cui poco importava il disegno caratteristico di un centro abitativo che aveva ancora il suo nucleo storico di origine medioevale. A coloro che, originari di Atripalda, vivono lontano, vorremmo raccomandare di ricordare in tutti i modi i luoghi della loro adolescenza, le loro caratteristiche, le loro particolarità, perché vi è la necessità che la memoria si tramandi e si trasmetta ai giovani, ai figli, perché è l’unico modo per farla sopravvivere. Ribadisco ancora una volta che una comunità senza memoria perde le sue radici, che nel nostro caso sono già di per sé diventate asfittiche per la forte immigrazione che ci ha interessato. Per chi invece ha avuto la fortuna di restare è d’obbligo essere maggiormente vigili rispetto al passato, vigili nei confronti delle trasformazioni che interessano il territorio che risulta notevolmente compromesso per le scelte fatte, vigili ed esigenti nel richiedere maggiori servizi, principalmente sovracomunali, per arrestare il degrado e far ritornare Atripalda città di riferimento per i comuni vicini. Sulla base di queste convinzioni mi sembra giusto che attraverso la pagina “Sei di…se…” si elevi maggiormente il tono dei ricordi per quello che Atripalda è stata nel suo passato e si contribuisca tutti assieme alla crescita di una coscienza collettiva che ci riporti a riappropriarci di un ruolo che ci è appartenuto e che abbiamo smarrito. L’auspicio, specialmente rivolto ai giovani, è che la voglia di salvare e ricordare possa essere praticata tutti i giorni e non diventi soltanto un modo per seguire una moda. Sei di Atripalda se… ti ricorderai di questo.

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