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Gli “inchini” di San Sabino fanno discutere

L’ossequio delle statue dei santi sottolinea le offerte più generose. Il parroco ha rilanciato l’appello alla ricostituzione del Comitato festa altrimenti farà intervenire il sindaco

Le statue mentre escono dalla chiesa madre

Ancora pochi giorni e probabilmente il comitato festa San Sabino verrà ricostituito, almeno informalmente: archiviati i festeggiamenti patronali di febbraio, infatti, il pensiero è già rivolto a settembre, alla cerimonia che per tradizione chiude tutte le feste irpine. Il parroco don Enzo De Stefano è stato chiaro quando ha ringraziato, al termine delle celebrazioni di domenica scorsa, il gruppo di persone che lo ha aiutato ad affrontare gli impegni, soprattutto economici, necessari a consentire che la tradizione dei fuochi pirotecnici, dell’accompagnamento musicale e dell’ornamento floreale facessero ancora da degno contorno alla processione delle statue dei santi.

Il prelato ha rilanciato l’appello a quanti volessero entrare al far parte del Comitato festa aggiungendo che se, nel giro di poche settimane, nessuno si farà avanti, andrà a parlare col sindaco per dirgli, sostanzialmente, che d’ora in poi la parrocchia si occuperà esclusivamente della festa religiosa mentre a organizzare e finanziare quella civile, che comprende anche i fuochi d’artificio e la banda musicale, dovrà eventualmente provvedere l’Amministrazione comunale, come già parzialmente fece lo scorso anno. Insomma, l’incertezza ancora regna sovrana rispetto al futuro delle feste patronali perché dopo le dimissioni dell’ex coordinatore Giovanni D’Agostino e dopo un tentativo non andato a buon fine di sostituirlo con Carmine Pesca la confusione ha preso il sopravvento su tutto il resto. Al punto, per esempio, che a farsi carico di raccogliere le offerte per consentire lo svolgimento della festa di febbraio nel segno della tradizione è stato un gruppo di persone che facevano parte del vecchio comitato. Ed, infatti, il ricavato della questua e delle offerte raccolte in chiesa ha consentito di mettere insieme la somma di circa 5mila euro necessaria a pagare i fuochi d’artificio e la banda musicale mentre i fiori sono stati offerti da un privato.

Tuttavia, se effettivamente anche l’ultimo appello di don Enzo dovesse cadere nel vuoto è molto probabile che le stesse persone che gli sono rimaste al fianco finora potrebbero essere disposte a formare un vero e proprio Comitato festa assumendosi l’onere e l’onore di organizzare e finanziare i prossimi festeggiamenti civili. Ma sono solo ipotesi anche se nei prossimi giorni se ne saprà di più. Senza escludere che probabilmente sarà anche affrontato il discorso degli “inchini”, cioè le soste e l’ossequio che le statue dei santi fanno durante la processione non solo davanti alla Chiesa del Carmine e all’asilo delle suore missionarie ma anche davanti dal alcune attività commerciali evidentemente a mo’ di ringraziamento per il generoso contributo versato. Sembra che durante l’ultima processione si siano contati almeno una mezza dozzina di “inchini” del genere fra le perplessità di molti.

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Commenti  

 
#4 Alfredo 2015-02-19 13:02
Che confusione!!! Gli inchini che si vedono sono stati fatti ad attività commerciali e pochi fatti agli ammalati. Non credo sia uno scandalo ma come tutti sappiamo gli inchini dei santi erano dedicati a persone poco affidabili r non credo he ad Atripalda c'è ne siano.La cosa più buffa è che ci scandalizziamo e commentiamo un inchino ma non ci indigniamo e commentiamo lo scandalo comunale .
Pecore e pecoroni
 
 
#3 roberto 2015-02-19 11:03
Che vergogna sta storia degli inchini [...]
 
 
#2 Sabino 2015-02-18 20:44
...c'è confusione! I portantini durante il percorso danno attenzione agli ammalati e gli inabili facendo avvicinare lo sguardo dei Santi ai loro volti. In molti fasi i malati sono sui balconi o affacciati alle finestre. Atripalda non ha bisogno degli inchini rituali!
 
 
#1 Un portantino 2015-02-18 20:07
...C'è confusione! l'attenzione dei portantini durante la processione e' quella di avvicinare i Santi alle persone malate e inabili che si incontrano nei percorsi, che molte volte sono sui balconi o sui marciapiedi.
 

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