Lunedì, 20 Mag 24

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La vittima della rapina racconta quei drammatici momenti: Ho creduto che stessero per ammazzarmi

Erano almeno quattro, probabilmente albanesi, armati ed incappucciati gli autori della rapina alla villetta del cav. Antonio Urciuoli in via Appia la notte scorsa. In casa c’era solo il figlio Rocco, minacciato con una pistola alla nuca e legato ai polsi con una fascetta

La villetta di via Appia

La banda dell’Audi ha colpito ancora. Un gruppo di albanesi che usa solo auto di quella marca per compiere rapine dopo aver studiato attentamente le abitudini delle vittime stavolta ha preso di mira la villetta di Antonio Urciuoli in via Appia. Ed ha voluto a tutti i costi portare a segno il colpo nonostante Rocco, il figlio 36enne del cavaliere del lavoro, un “monumento” nell’attività di autodemolizioni e rottamazione esercitata in contrada Giacchi, non molto distante dalla villetta, si sia coraggiosamente opposto alla richiesta di dare il codice della cassetta di sicurezza dove era custodito il denaro contante.

«“Bastardo, abbassa la testa”, quando ho sentito queste parole ho pensato che mi avrebbero ammazzato», afferma il 36enne. Sulla nuca ha ancora il segno della canna della pistola che uno dei rapinatori gli ha premuto contro per quasi due ore.

«Volevano a tutti i costi la combinazione della cassaforte, ma non ho voluto dargliela - continua Rocco -. Dentro c’era l’incasso della nostra attività di autodemolizioni. Ma loro non si sono fermati, hanno preso una saldatrice in cantina, hanno praticato alcuni punti di saldatura nelle cerniere dello sportello della cassaforte e con un grosso martello sono riusciti ad aprirla. Hanno dato quaranta, forse cinquanta martellate, fortissime, prima di riuscire a squarciarla mentre io nel frattempo cercavo di stare calmo sperando qualcuno sentisse i rumori ed avvertisse i Carabinieri o la Polizia», questo il racconto degli ultimi istanti della rapina.

Ma tutto è cominciato due ore prima: «Sono rincasato intorno all’una e mezza di notte - racconta Rocco -, ero da solo perché mio padre e mia madre hanno preferito fermarsi a dormire in campagna dopo la piccola festa che abbiamo fatto in famiglia per l’onomastico di mio padre. Una mezzoretta dopo ho avvertito alcuni rumori, sono uscito dalla mia camera da letto ma era tutto tranquillo. Dopo qualche minuto è successo di nuovo e appena ho aperto la porta mi sono trovato una pistola puntata alla fronte. Erano in quattro, tutti incappucciati, tre di loro armati di pistola e sicuramente dell’Europa dell’est, quasi certamente Albanesi. Mi hanno spinto a terra e mi hanno chiesto il codice della cassetta di sicurezza dove custodiamo i soldi dell’incasso. Mi sono rifiutato e loro mi hanno mostrato il tamburo di una pistola: c’erano sei proiettili. Mi hanno minacciato, dicendomi che mi avrebbero scaricato tutti i colpi nella testa se non avessi detto qual era la combinazione. Ma non l’ho fatto. Loro non si sono persi d’animo, sono scesi giù al primo piano, dove mio padre conserva qualche attrezzo ed hanno preso la saldatrice. E così hanno aperto la cassaforte. Quanti soldi c’erano? Non saprei dirlo, non li avevamo contati, stiamo verificando gli incassi degli ultimi giorni per avere un’idea più precisa. Mi hanno legato i polsi con una fascetta di plastica. Appena mi sono liberato ho chiamato il 112 e mio fratello Daniele. Comunque erano senz’altro professionisti, non si sono arresi e non hanno perso la calma, anche rischiando che potesse arrivare qualcuno da un momento all’altro per via dei rumori fortissimi. Sono entrati ed usciti senza farsi riprendere dalle due telecamere piazzate davanti al portone. E forse erano anche più di quattro perché qualcuno ha visto allontanarsi di corsa sette, forse otto, persone, verso la Variante. E non mi faccio troppe illusioni, credo che nessuno ci restituirà i nostri soldi, ma fortunatamente sono vivo e sono contento che in casa ero da solo, non oso immaginare cosa sarebbe accaduto se c’erano anche i miei anziani genitori. Mi meraviglio solo del fatto che nessuno dei vicini ha sentito i rumori, forse avranno avuto paura, chissà…» conclude amaramente il racconto il 36enne che sa che in quegli attimi può succedere di tutto, che una rapina può trasformarsi in una tragedia.

Rocco Urciuoli

Antonio Urciuoli

Le telecamere davanti al portone

L'Audi come quella usata dai rapinatori

Nessuno ha sentito nulla

 

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