Venerdì, 07 agosto 20

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Ho letto il libro ed ho pianto...

Un grazie a Raffaele La sala, un grazie ad Enzo Angiuoni, un grazie a Francesco Barra e Carmine Cioppa, per aver aderito a questa favolosa impresa poiché con la loro maestria mi hanno dato la gioia di assaporare ancora un po’ del mio passato. Ricordo tutto della mia infanzia, tanto da inoltrarmi nel tempo passato con tutta me stessa, da entrarvici e non uscirne più. Ma la realtà di oggi ha il sopravvento e ritorno nella mia vita, nella mia realtà. Non credevo che delle foto e quelle parole potessero farmi piangere: si, nel leggerlo ho pianto, e di nuovo con la mia mente sono tornata indietro, ai giorni della mia infanzia…sono stata scaraventata nel mio mondo di ieri. Vedo una bambina piccola con i suoi giochi da strada, un cetriolo posto su due mazze che i miei compagni dovevano colpire per poi mangiarlo; la corda che ci permetteva di saltare dicendo “arancio fragola e limone”. Un pentolino posto su due pietre per poi cucinare un po’ di pasta che sapeva di fumo: i nostri giochi, giochi semplici ma belli. Ricordo le “Case Carute”, “A Preta a Maronna” a cogliere fragole e more. La campana disegnata per terra, le nostre corse verso Tiratore dove c’era un fiumicello chiamato “Presutto”. Quando Pallino cuoceva le sue noccioline americane, i suoi lupini, le sue olive e le sue sciuscelle che sapevano di cioccolata. Ricordo, nei caldi pomeriggi d’estate, quando Francesco ‘o gelataio arrivava con il suo carrettino di gelati per comprarci un gelato da 5 lire. Quando arrivava la sera poi, tutti sotto a Rovana, da Stella che gridava “CHI VO’ FA’” “CHI VO’ FA’” per far capire che vendeva le fave in quel “ cuoppo” fatto di cartone. Cosi trascorreva la nostra estate, aspettando l’apertura delle scuole con una cartella di cartone, qualche quaderno e qualche penna. Poi le prime piogge e le prime nevi ci facevano attendere l’estate prossima.

Anna Cantelmo

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