Venerdì, 07 agosto 20

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Una vita a colori o in scala di grigio?

Basta con l’individualismo, occorre creare un modello sociale partecipato e inclusivo

Ce la faremo a vincere la mediocrità? Ci sguazziamo dentro da un bel po’, al punto da non desiderare di meglio: è questa la vera criticità. Siamo ormai assuefatti, immobili, fatalmente immersi nelle micro vicende personali. Tutti gli indicatori evidenziano arretramenti: la partecipazione alla cosa pubblica diminuisce costantemente; i fatti di cronaca diventano sempre più inquietanti; la rete commerciale (un tempo asse portante della vita cittadina) è minata nella sua stabilità; le iniziative, in ogni ambito, segnano il passo. Ci siamo talmente abbrutiti, che non ci facciamo scrupolo di occupare una rampa per diversamente abili, o di parcheggiare in una zona vietata, ostacolando il traffico. Le cose vietate dal codice e dal buon senso, per noi sono tutte possibili. Senza scrupolo e senza multe. Il caos della circolazione stradale ad Atripalda rappresenta plasticamente il livello di attenzione che ciascuno di noi pone sulla “cosa pubblica”: prima l’interesse personale, poi - se c’è spazio e se non confligge - il pubblico. Ci siamo diluiti in tante individualità senza lavorare a creare un modello sociale inclusivo; si procede con iniziative sporadiche, prive di collegamenti e progetti.
Per uscirne credo che sia necessario chiedere uno sforzo maggiore alle componenti sane. Chiederei, ad esempio, alla scuola di cercare con maggiore insistenza quel vitale collegamento con le famiglie. Chiederei alle società sportive un maggiore impegno per avvicinare più giovani alla pratica sportiva. Sarebbe utile anche una ripresa delle attività dei partiti, non come luogo di scontro o di anticamera del potere, ma laboratorio di idee e proposte. Proverei anche a chiedere - ad esempio - a Lina Napoletano di rifare “Puliamo il mondo” nel nostro parco S. Gregorio, ridotto ad una discarica e violentato da degrado e abbandono. Sono piccole iniziative, tutte possibili, cariche di potenziali successi sociali. Bisogna anche chiedere ai singoli, a tutti noi, quell’attenzione per l’altro che abbiamo collocato tra le pieghe dei nostri comportamenti. Dobbiamo pensare agli adolescenti, ai giovani, sapendo che il nostro comportamento può segnare una strada virtuosa. Solo così eviteremo le devastazioni della Villa Comunale, o le altre tragedie (piccole e grandi). Occorre cambiare passo, in fretta. Anche la nuova Amministrazione, proprio perché appena insediata, può e deve lavorare per sollecitare partecipazione attiva, creando modelli di relazione sociale, capaci di generare comportamenti virtuosi. Questa città deve essere amata e per amarla (o farla amare) deve piacere a tutti. Allora iniziative, attività, eventi, devono essere proposte e vissute con larga partecipazione e atteggiamento costruttivo, in un percorso di miglioramento continuo. E’ nelle nostre corde, ne sono certo. I nostri padri hanno creato tanto dal niente, mettendoci innovazione, creatività e impegno. A noi non è chiesto tanto, dobbiamo semplicemente abbandonare la “scala di grigio” e tornare al colore.

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