Venerdì, 07 agosto 20

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Emergenze di ieri e di oggi

I ricordi del passato e la durezza del presente, aspettando il domani

Il 23 novembre non è un giorno qualsiasi, non lo è più da 32 anni, da quando l’Irpinia tremò così violentemente che chi visse quell’esperienza non potrà mai più dimenticarla. Oltre alle macerie, alle lacrime e alle sofferenze, però, quella calda domenica di novembre rappresentò l’inizio di un periodo straordinario, durante il quale gli Atripaldesi riscoprirono il senso della comunità e della solidarietà anche se, racconta chi all’epoca era più di un bambino, non mancarono episodi di sopraffazione e furberie. In ogni caso, un po’ tutti, paradossalmente, nel tornare indietro con la memoria, non riescono a nascondere un pizzico di nostalgia per quell’atmosfera quasi magica che avvolgeva la città, che rendeva tutti un po’ più uguali. Di tempo ne è passato e 32 anni sono davvero tanti, più di una generazione non c’è più e almeno una generazione non ha vissuto quel 23 novembre. Oggi altre popolazioni hanno i nostri stessi problemi di allora e noi viviamo con la paura che la storia prima o poi possa ripetersi.

Ma se l’anniversario del terremoto ci dà ogni anno una scusa per ricordare quei giorni (lo fa egregiamente Biagio Venezia), questi giorni ci consegnano una città attraversata da una forte tensione sociale, sia a causa della crisi economica che sta riducendo consumi e speranze, sia a causa dell’improvvisazione, giustificabile solo in parte, con cui la nuova Amministrazione sta affrontando le emergenze sul tappeto. Da un lato si chiede (fiducia e soldi) dall’altro ancora non si dà (rigore e rispetto) e nel mezzo spuntano provvedimenti a metà che nell’attesa dell’esito hanno già provocato mezzi disastri. Per stare agli ultimi: l’aumento generalizzato dell’Imu, il riordino degli uffici comunali (finora solo immaginato), l’invio incontrollato di avvisi di pagamento e l’impennata delle tariffe della mensa scolastica non sono certo sembrate decisioni lineari e irreprensibili, anzi, hanno svelato in tutta la loro drammatica verità approssimazione e presunzione che nessuno si può più permettere, soprattutto di questi tempi. Ed è un peccato perché le intenzioni potrebbero anche essere buone, anzi lo sono senz’altro fino a prova del contrario, ma la credibilità finisce sotto i piedi quando le giustificazioni e le risposte rasentano l’offesa. Ma tant’è e non resta che augurarci giorni migliori.

Infine, qualche parola anche per noi. Dal prossimo numero il giornale si arricchirà ulteriormente, passando dalle attuali 36 pagine a 52, aggiungendo all’informazione nuove rubriche, sorprese e spazi di notizie utili che sicuramente farà comodo avere a portata di mano. Un altro passo avanti verso quel cambiamento immaginato tre mesi fa e ancora non completato del tutto, reso possibile soprattutto dalla fiducia che, nonostante l’aumento del prezzo di copertina, tantissimi lettori e inserzionisti continuano a testimoniarci settimana dopo settimana. Non potevamo sperare di meglio e ci impegneremo per fare in modo da continuare a meritare il vostro affetto. Grazie.

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